Scheda della Collezione

Fondo "Vincenzo Federici" e altri materiali paleografici

Raccolte di facsimili dall’archivio “Vincenzo Federici” per lo studio della paleografia.

Soggetto versante

Biblioteca ex SSAB

Istituzione d’Ateneo responsabile

Dipartimento di scienze documentarie, linguistico-filologiche e geografiche

Date di produzione

1882 - 1982

Risorse digitali

177 records

Luogo di conservazione

Sapienza Università di Roma, Dipartimento di scienze documentarie, linguistico-filologiche e geografiche, deposito della biblioteca ex SSAB, sede Viale Regina Elena 295.

Descrizione

L’archivio di Vincenzo Federici, primo professore di paleografia e diplomatica presso l’Università di Roma, è stato conservato dalla famiglia fino al dicembre 1996, quando venne donato dalla figlia, Nora Federici, alla Scuola speciale per archivisti e bibliotecari dell’Università di Roma (oggi Dipartimento di scienze documentarie, linguistico-filologiche e geografiche), con sede in via Vicenza; nel corso del 2005, con il cambiamento di sede della Scuola, anche l’archivio fu trasferito in viale Regina Elena dove è attualmente conservato, all’interno dei locali adibiti a deposito della biblioteca. L’archivio conserva documentazione di carattere professionale, riguardante le molteplici attività di studio e lavoro svolte da Federici e un’esigua parte di documenti di natura privata. La documentazione, interamente su supporto cartaceo, copre un arco cronologico che va dagli ultimi anni del XIX secolo alla prima metà del ’900, con un numero limitato di carte più tarde e successive alla morte di Federici, in quanto riconducibili alla figlia Nora. Il nucleo più consistente è costituito da materiali di studio che riflettono l’attività didattica, scientifica e il lavoro di ricerca che hanno impegnato Federici nella sua esperienza di studioso e docente universitario; l’archivio si caratterizza infatti per l’abbondante presenza di riproduzioni di documenti e codici e di raccolte di facsimili, che rappresentano il fondamento per lo studio e l’insegnamento della disciplina paleografica. Altrettanto si può affermare per il cospicuo fondo librario che si affianca ai documenti e che comprende manuali, regesti di atti pubblici e privati, illustrazioni di codici, memorie speciali sulla paleografia, l’epigrafia, la diplomatica e ulteriore materiale a stampa che presenta un rapporto diretto con queste discipline. Da alcune ricerche effettuate presso l’Archivio storico della Sapienza e, a distanza, presso l’archivio storico e la biblioteca “Paolo Angelani” del comune di Monterotondo è possibile presumere che non esista altra documentazione personale dello studioso conservata altrove, sebbene il fondo appaia frammentario e mutilo rispetto alle pubblicazioni, all’attività di insegnamento universitario e agli altri incarichi ricoperti da Federici in ambito scientifico e culturale. Gli interventi di studio, descrizione e ordinamento dell’archivio che si sono succeduti negli ultimi anni hanno messo in luce una parziale attenzione da parte del paleografo nel conservare le proprie carte, caratterizzate tuttavia da un’organizzazione piuttosto empirica, dettata dalle esigenze pratiche di lavoro e studio. Lo studio della biografia professionale di Federici, il confronto fra i facsimili e gli appunti conservati da una parte e le opere a cui lo studioso ha lavorato dall’altra e alcune ricerche bibliografiche hanno permesso, nel corso del recente lavoro di schedatura e ordinamento, di individuare le unità archivistiche, di interpretarne il contenuto e di fornire a questo complesso di documentazione poco strutturata e frammentaria una struttura utile alla sua comprensione e fruizione, anche se tutt’altro che definitiva. Le unità archivistiche, i fascicoli, organizzati al loro interno in sottofascicoli (e solo eccezionalmente in inserti), sono stati riuniti organizzati nelle seguenti serie: - Materiale di studio, a sua volta suddiviso nelle sottoserie: Materiale preparatorio al Chronicon Vulturnense del monaco Giovanni; Materiale preparatorio all’Archivio Paleografico Italiano; Materiale di studio su Monterotondo e la Sabina; Materiale di studio vario; - Personale, che riunisce le carte di carattere personale, tra cui alcuni riconoscimenti, biglietti di invito, auguri e ringraziamento; - Archivio Paleografico Italiano, che riunisce una parte consistente dei volumi e fascicoli che andarono a comporre questa raccolta di facsimili; - Raccolte di facsimili a stampa; - Fondo librario. Il progetto di digitalizzazione si è concentrato in particolar modo su due raccolte di facsimili, “L’Archivio Paleografico Italiano” e “La scrittura delle cancellerie italiane dal secolo XII al XVII: facsimili per le scuole di paleografia degli archivi di Stato”. “L’Archivio Paleografico Italiano” Questa raccolta di facsimili venne fondata da Ernesto Monaci nel 1882 a fini scientifici e didattici, con l’intento, come ricordato nella prefazione al primo volume, di «raccogliere il materiale scientifico per la storia della scrittura in Italia e di provvedere alla miglior conservazione di quei documenti che maggiormente si raccomandano per la loro importanza». La pubblicazione fu diretta fra il 1918 e il 1952 da Vincenzo Federici che ha conservato fra le proprie carte una parte consistente dei fascicoli che sono andati a comporre nel tempo l’“Archivio”; quest’ultimi, arricchiti talvolta da correzioni e appunti a matita del paleografo, costituiscono un’unica serie archivistica del fondo e si potrebbero definire come prove di stampa rispetto all’edizione definitiva. Il periodico si inserì nell’ambito di un movimento internazionale di entusiasmo per la riproduzione di testimonianze paleografiche antiche e medievali con mezzi fotomeccanici e divenne la maggior collezione italiana di facsimili e una delle maggiori in senso assoluto per lo studio e la conservazione delle scritture antiche, di cui propone esempi molto vari, siano essi iscrizioni romane e medievali, miniature, codici, documenti pubblici e privati (Cfr. La scrittura riprodotta: per il centenario dell’Archivio Paleografico Italiano, catalogo a cura di Carla Perrone. Torino: Bottega d’Erasmo, 1983). La cadenza di uscita della pubblicazione non fu regolare e fu segnata da alcune interruzioni: tra il 1900 e il 1904 e nuovamente nel gennaio 1915 quando la pubblicazione si interruppe a causa della Prima guerra mondiale per riprendere cinque anni più tardi con il fascicolo n. 45, in cui si annuncia, tra l’altro, la morte del direttore e fondatore Ernesto Monaci avvenuta nel maggio 1918. Alla direzione dell’“Archivio” gli succedette lo stesso Federici che già collaborava alla redazione dei fascicoli. Dal 1953 il compito redazionale passò a un comitato composto da Franco Bartoloni come direttore responsabile, Giulio Battelli, Giorgio Cencetti e Renato Piattoli a cui successivamente si aggiunsero Alessandro Pratesi e Guglielmo Cavallo; a Bartoloni seguirono, nel ruolo di direttori, Cencetti prima e Battelli poi. Primo editore della collezione fu Augusto Martelli, fino al fascicolo n. 18 edito nel 1900; dal 1904 al 1953 si alternarono nel ruolo di editori Domenico Anderson e Pompeo Sansaini. Dal fascicolo n. 59 del 1953 compare, in testa al frontespizio dei fascicoli, l’Istituto di paleografia dell’Università di Roma in concomitanza con l’assunzione del compito redazionale da parte del gruppo di studiosi fra cui Bartoloni, allora direttore dello stesso Istituto; nel 1954 l’Istituto assunse anche l’onere editoriale e acquistò la proprietà della raccolta cedutagli dagli eredi del Monaci. La casa editrice Bottega d’Erasmo ha intrapreso, a partire dal 1963, l’opera di ristampa anastatica dei volumi. Le ristampe sono state realizzate dagli eredi del creatore delle primitive stampe in eliotipia, la tipografia Molfese; essi hanno ripristinato le antiche attrezzature originali meccanizzandone l’operatività in precedenza ottenuta del tutto manualmente, facendo sì che le ristampe moderne continuassero ad avere le stesse caratteristiche grafiche e l’altissima qualità dell’edizione originale. L’opera di ristampa di tutti i volumi non è conclusa e si è interrotta alcuni anni fa. Attualmente distributore esclusivo delle ristampe è Aldo Ausilio Editore – Bottega d’Erasmo che nel 1990 ha acquisito il logo “Bottega d’Erasmo” dai precedenti titolari, insieme a tutte le opere residue di questa casa editrice di cui prosegue la linea editoriale. La pubblicazione comprende più di 1.000 tavole edite in 75 fascicoli, suddivisi a loro volta in 15 volumi; i facsimili di ogni fascicolo infatti, al momento della loro uscita, venivano assegnati integralmente a un unico volume oppure divisi in gruppi e assegnati a volumi differenti a seconda del tema in essi trattato o della tipologia dei documenti riprodotti. Questa parte riproduttiva prevale largamente su quella verbale che costituisce il supporto didascalico alla prima attraverso le Notizie del fascicolo, in cui vengono riportate, per ogni tavola, le indicazioni relative al documento originale, un breve regesto, alcune caratteristiche paleografiche e diplomatistiche, i passaggi della tradizione documentaria e le eventuali edizioni. Le trascrizioni dei facsimili sono contenute in un periodico a parte, il “Bullettino dell’Archivio Paleografico Italiano”, diretto da Vincenzo Federici, che nel tempo cambiò tuttavia veste grafica e divenne una rivista di epigrafia, paleografia e diplomatica dotata di propria autonomia. “La scrittura delle cancellerie italiane dal secolo XII al XVII: facsimili per le scuole di paleografia degli archivi di Stato”. La raccolta, edita nel 1934, conta 124 facsimili organizzati in 114 tavole ordinate cronologicamente che illustrano le scritture adoperate nelle cancellerie italiane fra XII e XVII secolo; l’opera offre quindi una grande varietà di saggi paleografici, provenienti dalle cancellerie di numerosi ambiti geografici e nasce dal tentativo dello studioso di identificare alcuni caratteri paleografici peculiari delle singole cancellerie nella convinzione che, come afferma Federici stesso nelle osservazioni finali della pubblicazione, non sia possibile identificare un unico tipo di scrittura cancelleresca italiana ma si possa parlare di una serie di scritture cancelleresche che variano nel tempo anche all’interno della stessa regione e che sono influenzate dalle scuole scrittorie coeve. Il tentativo dello studioso fu successivamente confutato da Giorgio Cencetti secondo il quale la maggior parte dei documenti considerati da Federici proviene da uffici che i Comuni italiani del XIII e XIV secolo affidavano a notai e cancellieri al seguito di podestà e capitani del popolo forestieri, che si rinnovavano a brevi periodi: in questi uffici quindi, non solo non si poteva formare una pratica cancelleresca stabile, ma se una pratica del genere si formava, essa non poteva essere considerata locale. Inoltre in Italia l’educazione di notai e cancellieri si svolgeva sul modello comune fissato a Bologna tra XII e XIII secolo dalle scuole di arte notarile (Cfr. Giorgio Cencetti, Lineamenti di storia della scrittura latina: dalle lezioni di paleografia, Bologna, Pàtron, 1997). Destinato alle scuole degli archivi di Stato e quindi alla preparazione dei futuri funzionari, il testo è stato il frutto del rapporto di intensa e proficua collaborazione fra l’Università di Roma e l’Archivio di Stato di Roma finalizzato a dotare le scuole degli archivi del materiale didattico indispensabile al loro funzionamento (Cfr. Elio Lodolini, La Scuola dell’Archivio di Stato in Roma dalla istituzione alla pubblicazione della «Scrittura delle cancellerie italiane» (1878-1934), in Studi in onore di Leopoldo Sandri, a cura dell'Ufficio centrale per i beni archivistici e della Scuola speciale per archivisti e bibliotecari dell'Università di Roma. Roma: Ministero per i beni culturali e ambientali, 1983). Federici si avvalse quindi della collaborazione dei direttori d’archivio per scegliere i documenti e reperire informazioni e notizie, dei funzionari locali degli archivi di Stato per trascrivere i documenti. Come risulta dall’indice delle provenienze, tutti i 24 archivi di Stato allora esistenti in Italia fornirono propri documenti e a essi si aggiunsero archivi non statali, biblioteche, musei e istituti stranieri, a testimonianza della varietà di esempi all’interno della raccolta. Il nucleo centrale della raccolta è composto da una settantina di tavole di scritture amministrative adoperate nelle cancellerie italiane, a cui furono affiancati alcuni saggi di scritture di epoca romana anteriori al V sec. d.C. e di minuscole nazionali fiorite nell’Europa occidentale durante i secoli V-XII.

Descrizione del progetto scientifico di digitalizzazione

La natura particolare dell’archivio personale di Vincenzo Federici, che presenta risorse interessanti dal punto di vista didattico, ha suggerito la possibilità non solo di descrivere il materiale attraverso i classici strumenti propri della disciplina archivistica ma anche di trattarne una parte in un contesto digitale. Dall’analisi del fondo è infatti emerso il valore culturale di alcune unità archivistiche che sono state oggetto di digitalizzazione, in particolare della serie contenente i volumi dell’“Archivio Paleografico Italiano” e della raccolta di facsimili “La scrittura delle cancellerie italiane dal secolo XII al XVII”: si tratta di pubblicazioni che hanno segnato momenti importanti della disciplina paleografica in Italia e hanno contraddistinto, la prima raccolta in particolare, una fase di grande fervore nell’ambito di questi studi. In entrambe le collezioni Vincenzo Federici ebbe un ruolo di notevole importanza, in qualità di collaboratore e direttore per molti anni della prima e di autore della seconda; le altre unità archivistiche conservate testimoniano, infatti, il coinvolgimento del paleografo e l’intenso lavoro di studio preparatorio alla loro pubblicazione. Sebbene l’apparato descrittivo di entrambe le pubblicazioni possa oggi risultare per alcuni aspetti obsoleto, permane attuale il valore del grande patrimonio di riproduzioni facsimilari in esse pubblicate, utili come strumento a supporto dell’insegnamento della disciplina paleografica e ulteriormente completabili con altri materiali didattici digitali. A tale scopo le carte dell’archivio sono state integrate da risorse di altra provenienza per assicurare un’organizzazione chiara e completa delle raccolte digitalizzate. In particolare la serie “Archivio Paleografico Italiano” del fondo Federici, che conserva una parte della raccolta, è stata integrata, nel corso dell’attività di digitalizzazione, da alcuni fascicoli conservati presso la biblioteca della ex Scuola speciale per archivisti e bibliotecari (SSAB), mentre per quanto riguarda la seconda raccolta, poiché l’esemplare conservato nell’archivio di Vincenzo Federici manca di numerosi facsimili, si è preferito digitalizzare e metadatare l’esemplare completo posseduto dal professore Attilio De Luca e da lui gentilmente concesso.

    Responsabile scientifico

    Mariella Guercio

    Responsabile tecnico

    Cecilia Carloni

Termini e condizioni d’uso

Attribuzione CC BY

Accesso

aperto


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